L’obiettivo della normazione tecnica 
è migliorare la qualità della vita

di Stefano Bonetto - ICEC

 

L’obiettivo della normazione è migliorare la qualità della vita
Vediamo il perché di questa mia affermazione. Scrivo questa scheda in modo informale ed in prima persona perché mi occupo di normazione da sempre e lo faccio con passione e coinvolgimento, per cui penso possa essermi concesso il vezzo.  

Partiamo dalla mamma della normazione ossia l’unificazione, non sappiamo quando nasce, una prima definizione puntuale e ufficiale che mi piace è la seguente (libera traduzione dal francese): “regole per fare parti di prodotti o oggetti che siano intercambiabili”; siamo al concetto di efficienza produttiva, ossia regole tecniche industriali che permettano la sostituzione veloce di pezzi rotti o logori come viti, bulloni, canne, grilletti, o otturatori (secondo me non viene mai evidenziato abbastanza il ruolo fondamentale per il settore dato dall’industria militare). 

L’esempio più importante di unificazione (e forse il primo con spirito moderno) è quello dell’impero romano. Sono infatti i primi ad avere esigenze di regole avendo raggiunto una dimensione fino ad allora sconosciuta spinti inoltre dal desiderio di dare regole e leggi ai territori incorporati. Esempi di unificazione sono le strade, i mattoni, i chiodi o le aperture degli acquedotti (si pagava in relazione al flusso ossia del diametro di apertura della condotta).

L’inizio dell’attività vera e propria di unificazione si ha con la rivoluzione industriale dove la produzione diventa di massa ed in fabbrica devono essere quindi definiti standard. Francesi, inglesi ed americani sono i leader di questo sviluppo. Un esempio classico chiarisce questa necessità. Nel 1904 scoppia a Baltimora (USA) un incendio di proporzioni enormi, i vigili del fuoco locali non riescono a controllare la situazione, vengono richiesti aiuti a tutte le principali città, sono preparati treni speciali per trasportare autopompe e mezzi di soccorso, ma una volta sul posto non sono utilizzabili perché le bocchette non sono uguali: brucia tutto il centro storico. Questo oggi non potrebbe avvenire (non è avvenuto neppure nel 1927 a Fall River – sempre USA – dove sono potuti arrivare soccorsi da oltre venti città vicine perché i raccordi erano diventati standard e quindi utilizzabili anche da mezzi forestieri). 

Le due punte di crescita del settore normativo sono state sicuramente le due guerre mondiali sia per la necessità si regole sulle armi e sui pezzi di ricambio, sia per aspetti meno terribili come i successivi aiuti ai paesi in difficoltà. Non dimentichiamo che il termine unificazione deriva dal termine “uniformi”, cioè una tipica parola militare. Le due guerre mondiali hanno dato un forte impulso anche per la costituzione delle strutture della normazione, dopo la seconda infatti nasce l’ISO come unione di due organizzazioni sovrannazionali di unificazione (ovviamente fino ad allora contrapposte come le nazioni del mondo fino al 1945).

L’unificazione diventa normazione quando perde il suo compito esclusivo meccanico ed industriale e diventa strumento per il mercato. Diventa nel nuovo mercato post industriale un elemento proprio dell’economia e quindi uno strumento per:

  • rendere più economici i sistemi produttivi (concetto classico di efficienza)

  • migliorare le comunicazioni tecniche e sociali

  • ridurre la conflittualità

  • salvaguardare gli interessi delle parti meno rappresentate

  • offrire livelli di sicurezza e di tutela del patrimonio e dell’ambiente.

Queste sono oggi le funzioni della normazione, questo non significa altro che migliorare la qualità della vita.

Definire sinteticamente la normazione non è facile. Due definizioni possono essere utili, la prima (completata da due definizioni complementari) è presa dal vocabolario della normazione (norma europea EN 45020 Normazione termini e definizioni) la seconda dal modo giuridico.

Normazione (EN 45020): attività svolta per stabilire, relativamente a problemi effettivi o potenziali, disposizioni per usi comuni e ripetitivi, miranti ad ottenere l’ordine migliore in un determinato contesto.

Norma (EN 45020): documento, prodotto mediante consenso e approvato da organismo riconosciuto, che fornisce, per usi comuni  ripetuti, regole, linee guida o caratteristiche, relative a determinate attività o ai loro risultati, al fine di ottenere il miglior ordine in un determinato contesto.

Consenso (EN 45020): Accordo generale, caratterizzato da assenza di sostenute opposizioni, proveniente da parti rilevanti degli interessi coinvolti, e da un processo che implichi tentativi per tener conto dei punti di vista di tutte le parti coinvolte e per conciliare tutti i pareri contrastanti (Nota: il consenso non implica necessariamente l’unanimità).

Normazione tecnica (giuridica): serie di regole tecniche di diretta applicazione di un scienza o di una tecnologia definite al fine di qualificare prodotti, processi, persone ed attività.  

Personalmente preferisco la seconda perché più vicina al concetto che ho della normazione come attività che coinvolge fortemente anche la vita di tutti i giorni ed i rapporti reciproci fra le persone ed il mondo. Quando penso alla normazione non penso ad un insieme di tabelle, numeri o regole, ma ad un insieme di persone che devono capirsi, fare affari, trasmettere conoscenze e vivere bene.

Rispetto alla differenza fra cogente e volontario presente nelle varie definizioni sopra riportate, che deve essere considerato quando è espressamente definito dall’atto giuridico, l’aspetto che deve essere sempre posto in risalto è il concetto (aggettivo) di “tecniche”, ossia che riguardano gli aspetti intrinseci dei prodotti o dei servizi legati alla loro idoneità in relazione all’uso ed al loro processo produttivo. 

L’aspetto da sottolineare della prima definizione è il concetto di consenso e di presenza di parti correttamente rappresentate (la normazione significa anche contare il “peso” dei soggetti) è attività sociale non solo tecnica.  

Normazione o normalizzazione ? Personalmente ormai li considero sinonimi e non dedico molto tempo alla questione che mi sembra non determinante. Sono state le disposizioni di legge, nazionali ed europee, a creare confusione utilizzando ora un termine ora l’altro; per me sono sinonimi anche se, come si può notare, ho una preferenza per il primo perché mi sembra più vicino al termine “legislazione”, che è in fondo un’attività molto vicina e con forti analogie e spesso sovrapposizioni. Oggi comunque normazione sembra il termine da utilizzare anche secondo il legislatore.

Normazione come limite allo sviluppo

Qualcuno ricorda spesso che la normazione limita la concorrenza e quindi lo sviluppo delle aziende ed il miglioramento della qualità dei prodotti. A questi rispondo che prima di tutto la concorrenza di per se stessa non è sicuramente la soluzione a tutti i problemi e sempre positiva. Pensiamo solo agli aspetti di sicurezza  dove un consumatore deve essere tutelato non solo con informazioni sui prodotti, ma con regole obbligatorie. La normazione deve sempre tener conto degli aspetti della concorrenza non mettendo lacci o regole che non producono benefici.  Spesso però quello della concorrenza è un falso problema perché ai tavoli normativi gli attori protagonisti sono quasi sempre le aziende che difficilmente si fanno imporre regole per la loro attività di sviluppo o commerciale. Il rischio più serio è quello invece di fare norme che creino situazioni di vantaggio solo per alcune aziende, questo possiamo evitarlo con normatori preparati ossia che si preoccupino sempre che tutte le parti interessate e rappresentative (vedi sopra) partecipino attivamente alla redazione della norma e mettano a disposizione funzionari competenti sui prodotti o servizi normati e sul loro mercato.

Norma tecnica e regola tecnica, quale differenza ?

Un po’ di terminologia.

Regolamento tecnico (regola tecnica): “Documento che definisce le caratteristiche di un prodotto o i relativi processi e metodi di produzione, comprese le pertinenti disposizioni amministrative la cui osservanza è obbligatoria. Può anche comprendere o riguardare esclusivamente requisiti di terminologia, simboli, imballaggio, marcatura o etichettatura applicabili ad un prodotto, processo o metodo di produzione”.

Si tratta in sostanza di qualsiasi atto (legislativo o amministrativo) avente per oggetto la materia testé indicata emanato da organi sovrastatali, come per esempio la UE, statali o locali dotati di potere di imposizione.

Norma: “Documento approvato da un organismo riconosciuto che fornisce, per uso comune o ripetuto, regole, orientamenti e caratteristiche per prodotti o relativi processi e metodi di produzione, la cui osservanza non è obbligatoria. Può comprendere o riguardare esclusivamente requisiti in materia di terminologia, simboli, imballaggio, marcatura o etichettatura applicabili ad un prodotto, processo o metodo di produzione.”

Procedure di valutazione della conformità: “Procedure utilizzate, in forma diretta o indiretta, al fine di accertare che siano soddisfatti i requisiti pertinenti dei regolamenti tecnici o delle norme.

Le procedure di valutazione della conformità comprendono, tra l’altro, procedure di campionatura, di prova e d’ispezione; di valutazione, verifica e assicurazione di conformità – o certificazione -; di registrazione, accreditamento e approvazione, nonché combinazioni di queste”.

La differenza è terminologica e serve per chiarezza linguistica, forse solo nel settore e fra un ristretto numero di adepti. Semplicemente significa che le norme hanno applicazione volontaria mentre le regole sono obbligatorie. La classificazione ha, ormai, un’utilità quasi esclusivamente didattica. Le due categorie sono nel sistema normativo moderno (dopo il nuovo approccio) spesso collegate e mescolate. Infatti sono sempre di più i settori dove norme tecniche sono, non solo aspettate come la “manna dal cielo”, ma una volta disponibili sono applicate come se fossero cogenti; per esempio nel settore macchine o dei dispositivi medici tutte le norme armonizzate (ossia quelle che danno presunzione di conformità) sono di fatto “legge”.

Enti normatori quale il loro ruolo ?

La cosa importante oggi è conoscere bene il ruolo degli enti di normazione sia nazionali sia internazionali. Personalmente mi piace considerarli luoghi di incontro: tavoli dove tutte le parti interessate (produttori, consumatori, clienti, fornitori, organi di controllo, eccetera) si incontrano e lavorano per trovare soluzioni consensuali ai problemi del mercato. Il vantaggio rispetto ai tavoli di parte è evidente, qui si devono rispettare regole che permettono sia di avere documenti realmente rappresentativi dei soggetti che dovranno applicarli (concetto di rappresentanza di tutte le parti interessate) sia perché tali documenti saranno lo stato dell’arte (per la competenza tecnica di chi guida il gruppo). Infine solo la presenza dell’ente di normazione permetterà da disponibilità del documento (pubblicazione e revisione). Di più non possiamo chiedere !

Anche il futuro di tali organizzazioni deve essere chiaro; nella società attuale dove due dei valori essenziali sono l’informazione e la conoscenza il ruolo degli enti di normazione deve essere quello di supporto economico e sociale alla creazione di valore attraverso: nuove conoscenze condivise e disponibili e garantite.

La normazione (il processo di ...) e le norme (l’output del processo) saranno solo il cuore del sistema: la disponibilità, la formazione e le regole sul corretto utilizzo generale e specifico saranno il vero lavoro dell’ente. Mi piacerebbe riuscire a preparare norme in pochi mesi, con poche riunioni e molto lavoro a casa, disponibili subito ed a basso costo ed in un’unica lingua, ad utilizzo mondiale o con chiari riferimenti sui Paesi che la applicano, con corsi e spiegazioni sulla corretta interpretazione ed utilizzo e promozione continua al mercato come strumento che migliora il business e la qualità della vita. 

Normazione: attività molto importante, 
ma purtroppo poco nota ! 
(Giulio Andreotti - 1991)

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